C. La Chiesa come dispensatrice della grazia. La Chiesa o – per meglio dire

– il Pontefice e i Vescovi, hanno l’autorita’ di dispensare questi meriti ai

fedeli secondo le disposizioni da loro stessi emanate.

D. Dottrina del purgatorio. Si aggiunge ai punti precedenti la dottrina del

purgatorio, giustificata con la necessita’ che il peccatore penitente, gia’

perdonato dalla grazia di Dio, debba comunque purificarsi “da un

attaccamento malsano alle creature” che il peccato stesso rivela, in modo

tale da eliminare tutto “cio’ che osta alla piena comunione con Dio e con i

fratelli” (par. 10). Associato alla dottrina dell’unita’ mistica di tutta la

chiesa, la dottrina del purgatorio consente anche ai defunti di ricevere

l’indulgenza in virtu’ dei meriti sovrabbondanti dei santi offerti loro

dall’adesione al Giubileo di un altro credente vivo.

In questa costruzione teologica il Cristo e’ presente. Il giubileo viene

celebrato per onorare la sua nascita. Di Lui si dice che e’ il solo

Salvatore, il solo attraverso cui la porta della grazia ci viene spalancata

(par. 8), ma e’ un Cristo sullo sfondo, lontano, coperto da tutta una serie

di mediatori costituiti da Maria nel cui nome si chiude la Bolla, dai

Santi, dalla gerarchia della chiesa e, per i defunti, dagli altri credenti

vivi. Quel Cristo che ha lasciato il cielo e si e’ fatto uomo per diventare

l’Emanuele, l’Iddio con noi (Matteo 1:23), per darci la certezza della sua

vicinanza, viene allontanato da tanti altri, da troppi altri che si

frappongono tra noi e Lui. E cosa rimane dell’insegnamento paolino (Romani

3:23,24,27,28) secondo cui l’uomo e’ salvato esclusivamente per la grazia di

Cristo acquista per mezzo della fede, di una fede personale, e non per le

nostre opere? Cosa rimane dell’insegnamento diretto di Gesu’ (Luca 17:10)

per il quale, avendo compiuto cio’ che ci e’ stato comandato, dobbiamo solo

dire di essere “dei servi inutili”, senza alcun diritto ad una ricompensa

perche’ abbiamo fatto solo quello che eravamo tenuti a fare?

A favore delle tesi cattoliche, il Pontefice cita (par. 10 ) l’apostolo

Paolo: “Do compimento a cio’ che manca ai patimenti di Cristo nella mia

carne, a favore del suo corpo che e’ la Chiesa” (Colossesi 1: 24). Ma

comprendere questo testo come se l’Apostolo volesse affermare la non

sufficienza di Cristo ai fini della nostra salvezza, significherebbe negare

tutto il messaggio di Paolo su Cristo. Quello che Paolo vuole invece dire e’

probabilmente che egli non e’ ancora giunto alla fine delle sue sofferenze

per Cristo (cosi’ e’ meglio tradurre, invece che “di Cristo”), ma che e’

contento di proseguire pazientemente il suo cammino fino alla fine della

sua esperienza terrena pur di rendere un servizio alla Chiesa. Paolo non si

offre alla Chiesa per aggiungere qualcosa alla grazia che Cristo ci ha gia’

procurato, ma come Suo testimone fedele a paziente. Non c’e’ nessun bisogno

di aggiungere alcunche’ all’opera di Cristo perche’ – come egli aggiunge poco

piu’ avanti – in Lui abbiamo gia’ tutto pienamente (Colossesi 2:10.

Come dice la Bolla, e’ anche vero che alla sposa di Cristo “e’ stato dato di

rivestirsi di lino fino splendente e puro” “che sono le opere giuste dei

santi” (Apocalisse 19:8) (par. 10). Tuttavia queste “opere giuste” non sono

uno strumento di salvezza, gia’ ampiamente assicurata da Cristo, ma solo il

risultato di quello che la grazia di Cristo ha saputo realizzare per loro

e in loro. Come dice l’apostolo Paolo, e’ Cristo che ha dato la sua vita per

permettere alla sua mistica sposa di “apparire dinanzi a se’ … gloriosa,

senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile” (Efesini 5:25-27). Ora,

nella visione apocalittica, la sposa di Cristo che e’ la Nuova Gerusalemme,

il simbolo della chiesa glorificata, appare in tutto lo splendore di cui

Cristo ha saputo circondarla. La nuova Gerusalemme e’ splendente non perche’

tra i credenti ve ne siano alcuni che risplendono su di lei, ma perche’

tutti riflettono la luce della grazia e della potenza di Cristo. Nel

linguaggio biblico, i santi non sono persone “specializzate” in santita’, ma

tutti coloro che hanno accettato il Cristo come loro Salvatore, deponendo

ai suoi piedi la loro vita, con i loro peccati di cui chiedono perdono, con

il loro desiderio di onorare il loro Salvatore cui chiedono forza per

portare a compimento i loro buoni propositi (1 Corinzi 1:2; Ebrei 12:14; 1

Giovanni 1:7). O si e’ santi o non si e’ cristiani.

Questo Cristo e’ ancora presente nella prospettiva della Bolla. A Lui e’

dedicato il Giubileo (par. 1). Lui e’ colui che ci ha redento attraverso la

sua morte e resurrezione (par. 6). “Mediante la sua vita” i credenti sono

salvati dopo essere stati riconciliati con Dio (par. 6). L’apertura della

porta santa, come gesto inaugurale del giubileo, vorrebbe rappresentare

Cristo quale porta verso la salvezza, secondo il detto di Gesu’ stesso, “Io

sono la porta” (Giovanni 10:7). Sul fondamento di questa immagine Cristo e’

riconosciuto come “unica e assoluta via di salvezza” (par. 8). Ma quando

questa porta si apre, nel cerimoniale del giubileo, fa solo entrare,

spiritualmente dentro la Chiesa, topograficamente dentro il Vaticano (par.

11). Attraversare questa porta significa esplicitamente entrare nella

Chiesa: “Attraverso la porta santa … Cristo ci guida piu’ profondamente

dentro la Chiesa, il suo corpo e la sua sposa” (par. 11). Ci sembra un

traguardo diverso da quello indicato da Gesu’.

Cosi’ la Chiesa, o per meglio dire la sua Gerarchia, e’ quella che elabora,

indice, organizza e riempie il giubileo di grazia attraverso le indulgenze.

Cristo e’ li’, certo, ma circondato da una folla di servitori troppo potenti

e appariscenti per non fargli ombra. Ci sarebbe piaciuto qualcosa d’altro

come invito al dialogo e alla gioia comune nel nome di Cristo. Ma forse

dobbiamo seguire altre vie, per ritrovare un altro giubileo, quello che

Cristo ha indicato all’inizio del suo ministero: “Alzatosi per leggere, gli

fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovo’ quel passo

dov’era scritto: «Lo Spirito del Signore e’ sopra di me; percio’ mi ha unto

per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai

prigionieri, e ai ciechi il ricupero della vista; a rimettere in liberta’

gli oppressi, e a proclamare l’anno accettevole del Signore». Poi, chiuso

il libro e resolo all’inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti

nella sinagoga erano fissi su di lui. Egli prese a dir loro: «Oggi, si e’

adempiuta questa Scrittura, che voi udite» (Luca 4:16-21). Cristo ha

annunciato gia’ al suo tempo il grande giubileo, il giubileo della grazia,

della conversione, della giustizia … da quel giorno ogni giorno e’ giorno

di giubileo per quanti accettano Cristo. La pienezza della grazia non ha

bisogno di aspettare le ricorrenze ecclesiali, perche’ Cristo ogni giorno la

offre a tutti coloro che si rivolgono a lui con cuore onesto e desideroso

di verita’ e di amore.

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