Ballando sul mondo. Europa e NY

di silvia poletti

La dolce ala di Schiaccianoci domina anche la più ampia scena natalizia europea. A Londra, per esempio, se ne possono vedere ben due versioni. Quella del Royal Ballet è alla Royal Opera House, firmata da Sir Peter Wright, un po’ leziosa e molto tradizionale, ma arricchita da ottimi cast (tra cui la coppia d’oro Cojocaru-Kobborg) in scena fino al 5 gennaio. Quella, più fresca e sbarazzina, dell’English National Ballet, del giovane coreografo Christopher Hampson, con scene e costumi molto fantasiosi e divertenti del fumettista Gerald Scarfe, è invece al Coliseum Theatre fino al 1 gennaio, per poi lasciare il posto (dal 5 gennaio) alla classicissima Bella Addormentata, nella one million dollar production firmata da Kenneth MacMillan, per l’American Ballet Theatre di Baryshnikov (che, ohimè, per questo mandò in crisi finanziaria la compagnia).

Se si è a Londra per le feste, però, d’obbligo è una incursione nel West End per gli ultimi musical, la cui parte coreografica è sempre molto accurata e prestigiosa. Tra gli hit della stagione c’è senza dubbio, al Victoria Palace, Billy Elliot – The Musical, neo-vincitore dell’Evening Standard Award come miglior musical dell’anno, con songs di Elton John e le coreografie di Peter Darling (già autore di quelle del film omonimo). E poi, al Prince Edward Theatre Mary Poppins, esilarante messa in scena del celebre film disneyano, coreografato e diretto da Matthew Bourne, che dopo il celeberrimo Swan Lake tra cigni virili e cloni di Carlo di Inghilterra, è ormai il Re del teatro e della danza britannici (ricordiamo che Bourne siglerà regia e danze di Dido and Aeneas a fine giugno 2006 al Teatro alla Scala; molto probabile anche una sua creazione per il corpo di ballo milanese). Del medesimo autore è anche Edward mani di forbice – dall’omonimo film di Tim Burton – in scena con grande successo al Sadler’s Wells fino al 7 febbraio: lavoro squisitamente coreografico, che ampio sfogo offre all’immaginazione di Bourne nell’inventare attraverso la danza e la clownerie il mondo poetico della strana creatura metallica resa celebre da Johnny Depp.

A Parigi il Ballet National de l’Opéra si divide per esibirsi nelle due sedi della Maison. All’Opéra Bastille fino al 12 gennaio è in scena Il Lago dei Cigni (scene di Ezio Frigerio e costumi di Franca Squarciapino). Tra i numerosi cast, il tempo di ospitare le più note stelle russe della attuale generazione, Svetlana Zakharova (24 e 27 dicembre) e Diana Vishneva (9 e 11 gennaio) e assistere all’atteso debutto nel ruolo dell’italiana Eleonora Abbagnato, prima ballerina della compagnia, il 5 gennaio.

Meno interessante è La petite danseuse de Degas, balletto narrativo, un po’ lezioso e manierato, di Patrice Bart, a Palais Garnier fino al 30 dicembre. Piuttosto, se si è nei paraggi, vale la pena di andare a Palais Garnier per l’apparizione della compagnia di una delle intramontabili maestre del postmodern storico, Trisha Brown, ospite dal 6 al 10 gennaio con un doppio spettacolo: un trittico e l’interessantissima realizzazione coreografica del ciclo schubertiano Winterreise (7 e 9 gennaio).

Nel Principato di Monaco la compagnia Ballets de Monte Carlo festeggiano i venti anni dalla fondazione con la consueta season invernale. Spazio d’onore, dal 27 al 31 dicembre per la nuova creazione a serata del direttore della compagnia, Jean Christophe Maillot, anche lui sedotto dal fascino dello shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate, che ha riadattato in un suo Le songe che vedremo anche al Carlo Felice di Genova, in marzo. Dal 3 al 5 gennaio invece, i Ballets de Monte Carlo celebrano tre geni della coreografia del Novecento: Balanchine, di cui danzano I quattro temperamenti; Kylian (Sinfonietta) e Béjart (Bolero). A proposito di Béjart, l’indomito Maestro, sul far degli ottant’anni continua a creare. A Losanna, Théàtre de Beaulieu, ha infatti or ora debuttato – e va in scena fino al 31 dicembre – Zarathustra. Le Chant de la danse, quasi una summa danzata delle riflessioni intorno al pensiero di Nietzsche che da oltre cinquant’anni accompagna la ricerca del coreografo marsigliese.

In questa lunga carrellata dedicata alla danza nelle capitali del turismo mancano l’antica Vienna e l’elettrica New York. Nella prima la danza è di casa alla Staatsoper, dove va in scena (fino al 13 gennaio) l’egloga coreografica Mozart o temi da «Come vi piace», che trae spunto dal romance shakespeariano per inventare alcuni frammenti di un ironico, sorridente, tenero discorso amoroso. Il lavoro è un «classico» di John Neumeier, il quale, tra l’altro, prima di tornare in Italia con il suo Hamburg Ballet (al Teatro Comunale di Cagliari, dal 25 gennaio, con Romeo e Giulietta, guest star il nostro Massimo Murru), grifferà col suo stile raffinato due balletti all’interno del tradizionale Concerto del Nuovo Anno dei Wiener Philharmoniker.

A New York, infine, oltre allo Schiaccianoci del New York City Ballet e ai mille musical di Broadway (i cultori della danza possono andare a gustarsi al Richard Rodgers’ Theatre Movin’ out, songs di Billy Joel e coreografie di Twyla Tharp; all’Ambassador Chicago con le coreografie originali di Bob Fosse o vedere una leggenda del musical come Chita Rivera in Chita Rivera:The dancer’s life allo Schoenfeld Theatre), per sentire il ritmo della Grande Mela non si devono perdere due spettacoli che racchiudono le mille anime della città: al City Center fino al primo gennaio quello dell’Alvin Ailey American Dance Theatre, la mirabile compagnia fondata dal grande coreografo afroamericano. E al Joyce Theatre fino al 15 gennaio il sensazionale Savion Glover, genio della tap dance, che pratica da quando aveva cinque anni (oggi ne ha poco più di trenta) e che ha letteralmente rivoluzionato, trasformando il battito della grande metropoli in un gioco di ritmo fisico esaltante e modernissimo.

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