«Se voi uomini bianchi non foste mai arrivati, questo paese sarebbe ancora come era un tempo. Tutto avrebbe conservato la purezza originaria.

Voi l avete definito selvaggio, ma in realtà non lo era. Era libero. Gli animali non sono selvaggi; sono solamente liberi. Anche noi lo eravamo prima del vostro arrivo.

Voi ci avete trattati come selvaggi, ci avete chiamati barbari, incivili. Ma noi eravamo solamente liberi!» Capo Leon Shenandoah, Onondaga.

Nel 1890, da Washington, il sovrintendente al censimento diramava un bollettino con le seguenti parole: «Non c è più nulla da conquistare, possiamo considerare ormai raggiunta la frontiera».

Tre anni dopo, lo storico Frederick Jackson Turner, davanti ai colleghi dell Associazione Storica Americana riuniti a Chicago, spiegava che la democrazia americana era il prodotto dell avanzata verso ovest: «Fino a oggi la storia americana è stata prevalentemente la storia della colonizzazione del Far West. L esistenza di un area di terra libera, il suo continuo recedere e l avanzata verso ovest degli insediamenti spiegano lo sviluppo americano».

L area di «terra libera» di cui parlava Turner in realtà era occupata già da secoli. Vi risiedevano le centinaia di tribù indigene. Ma Turner non prese in considerazione questo fatto e nel suo discorso quei milioni di esseri umani erano appena citati come «primitivi» e come «minaccia che richiedeva un azione unitaria».

Anche Cristoforo Colombo non vide ciò che aveva davanti agli occhi; anche lui citò «i selvaggi» e non si accorse, come scrive Bruno Caresie, che: «Gli abitanti di quei villaggi avevano vissuto per secoli nel loro ambiente usando tecniche complesse per l irrigazione, per la produzione agricola e l alimentazione, per la costruzione di case in muratura, per la tessitura…

E producendo culture della parola e dei segni molto ricche e articolate. L avanzata degli europei, spagnoli prima e americani poi, distrusse le civiltà esistenti uccidendo uomini e donne, costringendoli alla guerra, spingendoli o trasferendoli lontano dal loro ambiente naturale e storico. La terra non era libera ma occupata e sfruttata da gente che non aveva mai prodotto il concetto di proprietà individuale della terra stessa…».

Questa realtà non figura nelle pellicole hollywoodiane; la parola d ordine era ed è rimasta che gli indiani devono essere brutti, sanguinari e peccatori.

La stessa parola d ordine che probabilmente risuonava nelle teste dei puritani di John Winthrop nel 1634, quando decisero di distruggere gli indiani Pequet. Così ci informa dell accaduto John Kleeves: «Fra gli indiani Pequet (…) e alcuni mercanti puritani erano scoppiate delle liti (perché i primi si erano accorti che i secondi li ingannavano); così Winthrop decise di muover guerra ai Pequet, perché costoro non si lasciavano ingannare in pace… Una notte i puritani circondarono il villaggio principale dei Pequet, lo diedero alle fiamme e spararono a quelli che cercavano di fuggire.

Nel giro di mezz ora furono uccisi in quel modo da seicento a settecento indiani, uomini, donne e bambini.

I puritani vendettero i sopravvissuti come schiavi a tribù indiane limitrofe e si divisero i territori resi disponibili».

Nel XVI secolo, il territorio degli Stati Uniti, era popolato da non meno di 5 milioni di indiani; nel 1900 ne restavano appena 250.000. «Per uccidere tutta quella gente» continua Kleeves «gli americani utilizzarono, nel tempo, tutti i sistemi atti a compiere stragi di massa… Usarono, probabilmente i primi nella storia, armi biologiche. I puritani del New England cominciarono a vendere agli indiani coperte e indumenti infettati con il vaiolo, che prendevano negli ospedali… Nel XIX secolo questo sistema fu esteso su vasta scala dal Congresso degli Stati Uniti, per decimare gli indiani già rinchiusi nelle riserve».

I «bianchi» insegnarono agli indiani a «scalpare» i morti, a bere whisky, a tradire la parola data. Distrussero i bisonti, unica fonte di sostentamento per i nativi. Questi animali erano un numero incalcolabile nel 1850.

Nel 1911 ne sopravviveva solo una coppia nello zoo di Chicago. Di fronte a questo scempio operato da coloro che si definivano «eletti di Dio», gli indiani spesso non capivano e restavano sconcertati.

Se si pensa che quando gli inglesi sbarcarono a Plymouth, nel 1620, molti di loro sarebbero morti di fame se non fossero stati generosamente aiutati dagli indigeni del Nuovo Mondo, rimane difficile comprendere il «ringraziamento» dei bianchi.

Non tutti gli indiani erano «buoni». Violenza e rapina esistevano anche presso di loro; ma la maggior parte degli «uomini rossi» era pacifica e mostrava curiosità nei confronti dei nuovi venuti. Questi ultimi, se davvero si sentivano investiti da una missione divina, avrebbero dovuto, come Giona appena arrivato a Ninive diffondere il messaggio di Dio. Invece, i coloni bianchi, rimasero lì sull altura ad aspettare e desiderare che il fuoco scendesse dal cielo sugli «infedeli».