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Le misure che ha in mente l’inquilino dell’Eliseo rappresentano in sostanza il completamento della Loi Travail (detta anche Jobs Act francese), la riforma del lavoro già realizzata sotto la presidenza di Hollande, quando lo stesso Macron era ancora ministro dell’economia. Di quella riforma molto contestata, alcune parti sono state eliminate e ora il neo-presidente vuole riproporle, come previsto anche dal suo programma elettorale.

Indennità di licenziamento

La parte che farà più discutere riguarda le indennità di licenziamento, per le quali Macron vorrebbe introdurre un tetto massimo. La logica è più o meno la stessa che ha ispirato il Jobs Act italiano, cioè cercare di ridurre l’incertezza dei contenziosi di lavoro, rendendo meno costosi i licenziamenti per stimolare le aziende ad assumere con meno remore.

Ammortizzatori sociali

Uno degli obiettivi principali del neo-presidente francese è la riforma degli ammortizzatori sociali, per renderli più efficienti e inclusivi, estendendo le indennità di licenziamento anche ai lavoratori autonomi. Inoltre, Macron ha proposto in campagna elettorale maggiori controlli sui beneficiari dei sussidi. Chi incassa gli ammortizzatori sociali, infatti, in Francia è in teoria obbligato ad adoperarsi attivamente per la ricerca di un nuovo posto di lavoro. Ma il sistema è spesso inefficiente e non ci sono molti incentivi né verifiche affinché i disoccupati si diano realmente da fare per reinserirsi nel mondo del lavoro.

Contratti nazionali e contratti aziendali

Un altro dei punti-chiave della riforma dei lavoro di Macron riguarda i contratti collettivi. Il neo-presidente francese vorrebbe infatti rafforzare il ruolo degli accordi di lavoro aziendali (cioè firmati in ogni singola impresa), a scapito di quelli nazionali, siglati dai maggiori sindacati con le associazioni di categoria di ogni settore. L’obiettivo di Macron è rendere più flessibili le regole sugli orari, i turni o le ferie e le retribuzioni, senza le briglia della contrattazione nazionale.