La revisione del Sistema Sanitario Pubblico Americano priva i pazienti meno abbienti della protezione del farmacista

L’American Society of Health-System Pharmacist (ASHP) ha recentemente pubblicato un articolo, sul proprio giornale d’informazione (Newsletter), sulla possibile, allarmante, “eliminazione” del farmacista dal Sistema Sanitario pubblico americano. La Health Care Financing Administration (HCFA) ha, infatti, proposto la revisione delle attuali Condizioni di Partecipazione (COPs) che gli ospedali devono rispettare per essere inclusi nei programmi Medicare e Medicaid.

Oltre 34 milioni di americani (il 13% dell’intera popolazione) usufruiscono della copertura delle spese di degenza ospedaliera, di assistenza infermieristica e farmaceutica, entrando a far parte del programma assicurativo sanitario Medicaid; soprattutto anziani ricoverati in case di cura (Medicare), bambini e disabili.

La crescita esponenziale della porzione di popolazione arruolabile ha suggerito all’HCFA di rivedere le norme che stabiliscono i requisiti degli ospedali che intendono partecipare al programma, e soprattutto di “eliminare le parti del processo di assistenza che non hanno evidenza di servire il paziente”.

Tra i tagli alla spesa sanitaria, quindi, il “taglio” del Farmacista dai Servizi Farmaceutici sarà apparso necessario, sostituito in buona parte dall’infermiere qualificato.

Molto risalto, in queste norme, si dà alla figura dell’infermiere che può divenire, dopo opportuno training formativo, responsabile dei servizi farmaceutici, dell’informazione al paziente circa le terapie somministrate e sul corretto uso dei farmaci.

In alternativa, un medico o un osteopata possono sostituirlo. Una recente ricerca, pubblicata su JAMA, individua l’infermiere come principale scopritore di errori di prescrizione e di medicazione, superando in questo il farmacista.

Pertanto a lui può essere affidato il compito di monitorare gli eventi avversi dei farmaci e assicurare che gli errori di terapia non superino il 2%, e che nessuno di questi sia talmente grave da mettere a repentaglio la salute del paziente.

E il farmacista? Il programma prevede che un sistema computerizzato provveda all’identificazione dei probabili eventi avversi, alla corretta informazione sul farmaco, mettendo il tutto a disposizione del medico e dell’infermiere. Insomma, il medico diagnostica e prescrive, l’infermiere riceve e somministra.

Il risultato di tutto questo è un sistema meccanico, non critico, poco adatto ad un servizio delicato come l’assistenza sanitaria, privata di quella capacità di scelta, di controllo della corretta conservazione e dispensazione del farmaco, della farmacovigilanza attiva e consulenza tecnica e farmacologica che è propria della professione del farmacista, come parte di un programma di disease management multidisciplinare. In ogni parte della normativa si fa continuamente cenno allo scopo presunto di questa riforma, dietro cui si nascondono obiettivi meramente economici: il diritto del paziente alla “quality of care”, l’accrescimento degli outcomes terapeutici, la qualificazione del servizio medico, farmaceutico e infermieristico; ma questo non si raggiunge certo affidando mansioni e responsabilità a figure professionali non preparate.

Una nota positiva è rappresentata dall’invito della HCFA all’invio di commenti e alla discussione attiva di queste norme. Ci auguriamo che davvero in molti aderiscano a questa generosa offerta!

R.Trombetta & D. Grande