ANTICHE PORCELLANE GIAPPONESI A FAENZA

La mostra inaugurata il 25 Giugno scorso nei locali del MIC di Faenza (Museo Internazionale delle Ceramiche) e che si concluderà solo il 7 Novembre, si presenta come uno dei più importanti eventi culturali europei del biennio. Si intitola “Jiki. Porcellana giapponese tra Oriente e Occidente. 1610-1760” e si tratta dell’esposizione di una serie di originali e preziosi oggetti di porcellana prodotti in Giappone nel periodo che va appunto dal 1610 a 1760.

“Jiki” è il termine esatto con cui tradurre “porcellana” e all’interno della mostra si dispiega davanti agli occhi del visitatore più di un secolo di produzione di utensili realizzati con questo materiale, più di 110 pezzi messi a confronto, con caratteristiche estremamente varie, in stretta dipendenza con le loro finalità ed origini.

Porcellana Nabeshima e porcellana Kakiemon

Le opere messe a confronto hanno caratteristiche estremamente eterogenee. Tutta la produzione ceramica di questo periodo prende la denominazione di ceramica Arita, che è il nome della città che ne fu il maggiore centro di produzione.

Qui le creazioni si diversificarono in due tipi principali: il primo gruppo era costituito da oggetti prodotti appositamente per la casta nobile giapponese, di foggia estremamente elegante e soprattutto progettati e realizzati in vista di un uso pratico (porcellana Nabeshima); il secondo gruppo comprendeva la produzione effettuata su commissione, indirizzata al mercato europeo, in cui alla creazione degli oggetti era sottesa la funzione essenziale di oggetti d’arredo (porcellana Kakiemon). In questo caso i disegni si facevano infatti più vistosi e colorati.

Il nome della prima categoria è in realtà quello della famiglia nobile che anticamente governava il territorio. Si tratta di una produzione di altissima qualità e dall’eleganza quasi irreale. Le colorazioni delicate, per lo più viranti dal blu all’azzurro, caratterizzavano uno stile ricercato, con decorazioni divenute tipiche nella loro astrazione: i soggetti, prevalentemente, sono la luna, le piante e gli animali e si intervallano ad ampi spazi vuoti.

La seconda categoria deve il suo nome dal colore rosso a base ferrosa che ne caratterizzava le decorazioni. Essendo un prodotto destinato all’esportazione, nella fattispecie su commissione di mercanti olandesi, la qualità di questi oggetti ovviamente non è allo stesso livello di quella della porcellana Nabeshima. Le differenze sono tutte nei disegni, in questo caso fortemente simmetrici, e recanti soggetti che fanno parte della cultura occidentale, e nell’adozione di fogge assolutamente avulse dalla tradizione ceramica giapponese: si ritrovano infatti caffettiere, vasellame d’arredo e ciotole da barbiere.

Il percorso cronologico

Sono quattro le aree attraverso cui si sviluppa il percorso della mostra, che è di tipo essenzialmente cronologico: la prima tappa riguarda il periodo in cui la produzione era ancora influenzata da quella della vicina Cina; successivamente si illustra il momento in cui alle creazioni di genere elitario della ceramica Nabeshima è affiancata quella, non certo di minor pregio per noi, destinata al mercato occidentale (ceramica Kakiemon). Le ultime due sezioni sono dedicate ad un approfondimento di quest’ultima per il periodo compreso fra il 1650 e il 1750: sono in esposizione anche i bellissimi tentativi di imitazione degli artisti e degli artigiani occidentali di questo periodo, proprio accanto agli originali giapponesi.

Orario: Mart-Sab: 9,00-19,00; Domenica e festivi continuato: 9.30-18.30; Lun. chiuso. Biglietti: 6€

Museo Internazionale delle Ceramiche, Via Baccarini 19 (48018) +39 0546697311 (info), +39 054627141 (fax) Faenza (RA)

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